martedì 8 gennaio 2013

Trattativa chiusa, venduto il Valentianum

Il piano superiore del prestigioso immobile ceduto alla Camera di commercio per un milione 465mila euro. Nell’operazione rientra anche l’antico chiostro. L’assessore Manfrida vara un piano per l’alienazione degli immobili e punta a incassare 12 mln di euro.


Trattativa chiusa, 
venduto il Valentianum 
 
L’operazione era scattata già da alcuni anni, ma si è conclusa solo il 28 dicembre scorso davanti ad un notaio con le firme del sindaco Nicola D’A g ostino e del presidente della Camera di commercio Michele Lico. Al centro dell’“affaire” l’accordo sulla vendita del piano superiore del Valentianum (dove è attualmente allocata la Camera di commercio) con annesso il chiostro dell’ antico convento domenicano. Un’operazione non facile ma che ha trovato la volontà delle parti che si sono presentate davanti al notaio Giampiero Monteleone per chiudere la compravendita dell’immobile per un importo di un milione e 465mila euro. Il Comune cede in questo modo uno dei pezzi più importanti del suo patrimonio immobiliare alla Camera di commercio, che centra così uno dei suoi principali obiettivi: quello di avere una sede di prestigio e nello stesso tempo di sua proprietà. Al momento della firma il presidente Michele Lico ha staccato un assegno di 250mila euro di acconto. L’operazione, naturalmente, sarà perfezionata fra due mesi alla scadenza dei sessanta giorni a decorrere dal 28 dicembre. Perché sul Valentianum, in quanto ente pubblico, godono un diritto di prelazione il ministero per i Beni culturali, la Sovrintendenza e la Regione che per lo stesso importo pattuito tra palazzo “Luigi Razza” e Camera di commercio potrebbero impossessarsi dell’immobile. Prima di arrivare alla chiusura dell’accordo, il Comune aveva emanato un bando pubblico al quale nessuno ha risposto. Così l’immobile è stato venduto alla Camera di commercio alle stesse condizioni previste dal bando.  

Crisi dell'Italcementi Futuro della fabbrica incerto

Il futuro della fabbrica vibonese della Italcementi è sembre più buio. Il piano di Cassa integrazione ha una durata di 24 mesi. Se da un lato gli operai hanno avuto una boccata d'ossigeno dall'altro il futuro dello stabilimento appare sempre in bilico e per questo le Rsu locali hanno chiesto un forte impegno a tutte le rappresentanze politiche

di ZAIRA BARTUCCA

Vibo, Crisi dell'Italcementi
Futuro della fabbrica incerto
di ZAIRA BARTUCCA
IL primo febbraio si avvicina. Per molti è una data come un'altra ma per le maestranze dell'Italcementi rappresenta l'inizio dell'ipotesi d'accordo siglata a Roma il 28 dicembre scorso nell'ambito del cosiddetto "Progetto 2015", che per 24 mesi coinvolgerà i siti italiani di Italcementi e di altre aziende e in cui si prevede il ricorso alla Cassa per ristrutturazione per un totale di 740 persone, di cui 665 in Italcementi. 
Documento aperto a modifiche e ad integrazioni ma con numerosi punti fermi che, inevitabilmente, toccheranno anche il sito di Vibo Marina. Gli 82 operai dello stabilimento della frazione  -  lo ricordiamo - attualmente sono in regime di cassa integrazione straordinaria e occupati a rotazione per 10-15 giorni mensili nel Centro di macinazione del clinker cui l'azienda, come in numerose altre sedi, ha optato per consentire il prosieguo delle attività e per produrre a regime ridotto abbattendo parte dei costi. Sembra essere invece momentaneamente accantonata l'ipotesi di destinare parte della sede vibonese (a seguito di un accordo con un privato che sembrava essere stato totalmente delineato) a centro sportivo polivalente ma, certamente, nessuna ipotesi è da escludere. Quel che è certo - e che è stato deciso sempre al tavolo romano delle scorse settimane - è che l'azienda si accinge ad investire 95 milioni di euro nell'ambito della nuova articolazione produttiva del gruppo, e a destinare agli operai in Cigs da più di tre mesi integrazioni salariali (550 euro mensili) e sostegno per spese sanitarie e familiari. Ma se da un lato per la situazione degli operai sembra ci sia stata una leggera boccata di ossigeno, il destino dello stabilimento vibonese - per nulla o poco considerato a i tavoli nazionali delle trattative - rimane, tuttora, un'incognita. Da qui la richiesta, stringente, di un lavoro costante di cui devono farsi carico gli assessorati competenti e chi, fin da inizio vertenza, ha avviato un incessante opera di concertazione con i vertici dell'azienda bergamasca. Ad avanzarla è il componente delle Rappresentanze sindacali unitarie e dello Slai Cobas Giovanni Patania, che ha parlato di «vertenza critica tuttora da definire e che rischia di mandare a casa un centinaio di capifamiglia. Situazione - ha proseguito l'interessato - che sembra non bastare alle istituzioni e alla politica, totalmente assorbite dalle elezioni di febbraio. Noi lavoratori Italcementi, invece, chiediamo uno scatto d'orgoglio per definire la nostra vertenza poiché rappresenta il viatico per la sopravvivenza del mondo operaio nel vibonese». 
Sotto accusa finisce poi, per l'interessato, la «condotta» adottata in relazione alla vertenza Italcementi e non solo dall'assessore regionale al Lavoro Franco Stillitani: «Ci fanno molto riflettere - ha infatti specificato Patania - gli spot che da qualche tempo impazzano sulle emittenti locali in cui si promettono migliaia di posti di lavoro che conoscerà bene l'assessore Stillitani. Riteniamo che tale passerella legata agli spot e agli annunci roboanti contrasti con la realtà lavorativa del territorio. Nel trascorso e drammatico 2012, infatti, hanno perso il lavoro tante persone e tante altre lottano per averne uno o attendono il rinnovo del contratto. Basta, quindi, con gli spot, perché agli enunciati dell'assessore che promette l'arrivo di milioni di euro per creare occupazione, si contrappone la drammatica situazione di chi nel frattempo il lavoro continua a perderlo». Da qui la richiesta avanzata dal rappresentante delle Rsu dello stabilimento e componente dello Slai Cobas - rivolta sempre all'assessore regionale al Lavoro - di farsi promotore di «impegni ed azioni concrete e credibili per salvare l'occupazione e le fabbriche di questa provincia. Con una presenza fisica e consapevole ai tavoli della prefettura, che permetta di contrastare con decisione l'arroganza di Italcementi che giorni addietro ha firmato un accordo a livello nazionale - di cui si è dato conto in apertura dell'articolo - che riduce di altri 700 posti di lavoro il suo organico e nel contempo cancella da quell'accordo la cementeria di Vibo Valentia anche come centro di macinazione. Lavoriamo dunque in questi mesi per definire la vertenza Italcementi e nel contempo dare tranquillità a quei lavoratori che rischiano - ha concluso Patania - di perdere anche la propria dignità oltre il lavoro».

IL primo febbraio si avvicina. Per molti è una data come un'altra ma per le maestranze dell'Italcementi rappresenta l'inizio dell'ipotesi d'accordo siglata a Roma il 28 dicembre scorso nell'ambito del cosiddetto "Progetto 2015", che per 24 mesi coinvolgerà i siti italiani di Italcementi e di altre aziende e in cui si prevede il ricorso alla Cassa per ristrutturazione per un totale di 740 persone, di cui 665 in Italcementi. Documento aperto a modifiche e ad integrazioni ma con numerosi punti fermi che, inevitabilmente, toccheranno anche il sito di Vibo Marina. Gli 82 operai dello stabilimento della frazione  -  lo ricordiamo - attualmente sono in regime di cassa integrazione straordinaria e occupati a rotazione per 10-15 giorni mensili nel Centro di macinazione del clinker cui l'azienda, come in numerose altre sedi, ha optato per consentire il prosieguo delle attività e per produrre a regime ridotto abbattendo parte dei costi. Sembra essere invece momentaneamente accantonata l'ipotesi di destinare parte della sede vibonese (a seguito di un accordo con un privato che sembrava essere stato totalmente delineato) a centro sportivo polivalente ma, certamente, nessuna ipotesi è da escludere. Quel che è certo - e che è stato deciso sempre al tavolo romano delle scorse settimane - è che l'azienda si accinge ad investire 95 milioni di euro nell'ambito della nuova articolazione produttiva del gruppo, e a destinare agli operai in Cigs da più di tre mesi integrazioni salariali (550 euro mensili) e sostegno per spese sanitarie e familiari. Ma se da un lato per la situazione degli operai sembra ci sia stata una leggera boccata di ossigeno, il destino dello stabilimento vibonese - per nulla o poco considerato a i tavoli nazionali delle trattative - rimane, tuttora, un'incognita. Da qui la richiesta, stringente, di un lavoro costante di cui devono farsi carico gli assessorati competenti e chi, fin da inizio vertenza, ha avviato un incessante opera di concertazione con i vertici dell'azienda bergamasca. Ad avanzarla è il componente delle Rappresentanze sindacali unitarie e dello Slai Cobas Giovanni Patania, che ha parlato di «vertenza critica tuttora da definire e che rischia di mandare a casa un centinaio di capifamiglia. Situazione - ha proseguito l'interessato - che sembra non bastare alle istituzioni e alla politica, totalmente assorbite dalle elezioni di febbraio. Noi lavoratori Italcementi, invece, chiediamo uno scatto d'orgoglio per definire la nostra vertenza poiché rappresenta il viatico per la sopravvivenza del mondo operaio nel vibonese». Sotto accusa finisce poi, per l'interessato, la «condotta» adottata in relazione alla vertenza Italcementi e non solo dall'assessore regionale al Lavoro Franco Stillitani: «Ci fanno molto riflettere - ha infatti specificato Patania - gli spot che da qualche tempo impazzano sulle emittenti locali in cui si promettono migliaia di posti di lavoro che conoscerà bene l'assessore Stillitani. Riteniamo che tale passerella legata agli spot e agli annunci roboanti contrasti con la realtà lavorativa del territorio. Nel trascorso e drammatico 2012, infatti, hanno perso il lavoro tante persone e tante altre lottano per averne uno o attendono il rinnovo del contratto. Basta, quindi, con gli spot, perché agli enunciati dell'assessore che promette l'arrivo di milioni di euro per creare occupazione, si contrappone la drammatica situazione di chi nel frattempo il lavoro continua a perderlo». Da qui la richiesta avanzata dal rappresentante delle Rsu dello stabilimento e componente dello Slai Cobas - rivolta sempre all'assessore regionale al Lavoro - di farsi promotore di «impegni ed azioni concrete e credibili per salvare l'occupazione e le fabbriche di questa provincia. Con una presenza fisica e consapevole ai tavoli della prefettura, che permetta di contrastare con decisione l'arroganza di Italcementi che giorni addietro ha firmato un accordo a livello nazionale - di cui si è dato conto in apertura dell'articolo - che riduce di altri 700 posti di lavoro il suo organico e nel contempo cancella da quell'accordo la cementeria di Vibo Valentia anche come centro di macinazione. Lavoriamo dunque in questi mesi per definire la vertenza Italcementi e nel contempo dare tranquillità a quei lavoratori che rischiano - ha concluso Patania - di perdere anche la propria dignità oltre il lavoro».
di ZAIRA BARTUCCAIL primo febbraio si avvicina. Per molti è una data come un'altra ma per le maestranze dell'Italcementi rappresenta l'inizio dell'ipotesi d'accordo siglata a Roma il 28 dicembre scorso nell'ambito del cosiddetto "Progetto 2015", che per 24 mesi coinvolgerà i siti italiani di Italcementi e di altre aziende e in cui si prevede il ricorso alla Cassa per ristrutturazione per un totale di 740 persone, di cui 665 in Italcementi. Documento aperto a modifiche e ad integrazioni ma con numerosi punti fermi che, inevitabilmente, toccheranno anche il sito di Vibo Marina. Gli 82 operai dello stabilimento della frazione  -  lo ricordiamo - attualmente sono in regime di cassa integrazione straordinaria e occupati a rotazione per 10-15 giorni mensili nel Centro di macinazione del clinker cui l'azienda, come in numerose altre sedi, ha optato per consentire il prosieguo delle attività e per produrre a regime ridotto abbattendo parte dei costi. Sembra essere invece momentaneamente accantonata l'ipotesi di destinare parte della sede vibonese (a seguito di un accordo con un privato che sembrava essere stato totalmente delineato) a centro sportivo polivalente ma, certamente, nessuna ipotesi è da escludere. Quel che è certo - e che è stato deciso sempre al tavolo romano delle scorse settimane - è che l'azienda si accinge ad investire 95 milioni di euro nell'ambito della nuova articolazione produttiva del gruppo, e a destinare agli operai in Cigs da più di tre mesi integrazioni salariali (550 euro mensili) e sostegno per spese sanitarie e familiari. Ma se da un lato per la situazione degli operai sembra ci sia stata una leggera boccata di ossigeno, il destino dello stabilimento vibonese - per nulla o poco considerato a i tavoli nazionali delle trattative - rimane, tuttora, un'incognita. Da qui la richiesta, stringente, di un lavoro costante di cui devono farsi carico gli assessorati competenti e chi, fin da inizio vertenza, ha avviato un incessante opera di concertazione con i vertici dell'azienda bergamasca. Ad avanzarla è il componente delle Rappresentanze sindacali unitarie e dello Slai Cobas Giovanni Patania, che ha parlato di «vertenza critica tuttora da definire e che rischia di mandare a casa un centinaio di capifamiglia. Situazione - ha proseguito l'interessato - che sembra non bastare alle istituzioni e alla politica, totalmente assorbite dalle elezioni di febbraio. Noi lavoratori Italcementi, invece, chiediamo uno scatto d'orgoglio per definire la nostra vertenza poiché rappresenta il viatico per la sopravvivenza del mondo operaio nel vibonese». Sotto accusa finisce poi, per l'interessato, la «condotta» adottata in relazione alla vertenza Italcementi e non solo dall'assessore regionale al Lavoro Franco Stillitani: «Ci fanno molto riflettere - ha infatti specificato Patania - gli spot che da qualche tempo impazzano sulle emittenti locali in cui si promettono migliaia di posti di lavoro che conoscerà bene l'assessore Stillitani. Riteniamo che tale passerella legata agli spot e agli annunci roboanti contrasti con la realtà lavorativa del territorio. Nel trascorso e drammatico 2012, infatti, hanno perso il lavoro tante persone e tante altre lottano per averne uno o attendono il rinnovo del contratto. Basta, quindi, con gli spot, perché agli enunciati dell'assessore che promette l'arrivo di milioni di euro per creare occupazione, si contrappone la drammatica situazione di chi nel frattempo il lavoro continua a perderlo». Da qui la richiesta avanzata dal rappresentante delle Rsu dello stabilimento e componente dello Slai Cobas - rivolta sempre all'assessore regionale al Lavoro - di farsi promotore di «impegni ed azioni concrete e credibili per salvare l'occupazione e le fabbriche di questa provincia. Con una presenza fisica e consapevole ai tavoli della prefettura, che permetta di contrastare con decisione l'arroganza di Italcementi che giorni addietro ha firmato un accordo a livello nazionale - di cui si è dato conto in apertura dell'articolo - che riduce di altri 700 posti di lavoro il suo organico e nel contempo cancella da quell'accordo la cementeria di Vibo Valentia anche come centro di macinazione. Lavoriamo dunque in questi mesi per definire la vertenza Italcementi e nel contempo dare tranquillità a quei lavoratori che rischiano - ha concluso Patania - di perdere anche la propria dignità oltre il lavoro».

lunedì 7 gennaio 2013

Rischio default nei comuni vibonesi


La Corte dei conti incalza, le amministrazioni resistono. Poi arrivano i dissesti finanziari, veri tsunami sociali.

Quello di raccogliere eredità pesanti da gestire è sicuramente un fatto fin troppo comune a tutte le amministrazioni, tanto da risultare ormai quasi come una normalità deleteria atrofizzata. E i conti non pagati in passato sono al limite della comprensione contabile per ogni nuovo insediato. Certo è che poi, presa visione e contezza dello stato delle casse, appare molto difficile progettare la vita amministrativa. Come se ciò non bastasse, la Corte dei conti, agendo quasi sempre in ritardo rispetto ai tempi presi sotto esame, chiede spiegazioni certamente in maniera seria e autoritaria, che però il più delle volte si concludono con dei nulla di fatto e col mancato-effettivo perseguimento dei responsabili. Un cane che si morde la coda. Infatti, i rimedi tentati quando ormai c’è poco da fare e l’ombra del dissesto finanziario incombe inesorabilmente, si rivelano il più delle volte inutili, dove a pagare il prezzo di una scelta politica coraggiosa sono in realtà tutti i cittadini, veri risanatori, in definitiva, delle scellerate gestioni altrui. In provincia di Vibo Valentia, gli esempi non mancano e anzi vanno a moltiplicarsi.

Briatico, un Comune sommerso da 16 milioni di debito
Uno dei primi enti a soccombere all’accumulo dei debiti pregressi è Briatico. L’amministrazione Prestia, il 28 settembre 2011, nell’impossibilità di garantire i servizi pubblici essenziali si è presa la responsabilità di dichiarare il default, mettendo così i cittadini di fronte ad un futuro di tagli e minore garanzie di servizio. Dalla corposa relazione del revisore Francesco Tigani sono emersi una serie di criticità, insormontabili per un Comune di quasi 5mila abitanti, addebitabili a delle decennali malegestioni finanziarie. Tra gli altri, soprattutto un numero impressionante di debiti cosiddetti “fuori bilancio”, mai riconosciuti per giunta, che hanno contribuito a generare – così come recitava la relazione di allora – “un quadro di insieme estremamente deteriorato”. Da qui, ovvero da questo Comune pilota, è magari possibile oggi prendere degli spunti per risolvere finalmente il problema alla radice: l’abbattimento della politica dei “si” per forza, aggrappata alla necessità dei consensi fino all’ultimo centesimo e anche oltre.

Provincia: una questione ancora aperta
Che l’importanza dei bilanci sia vitale per ogni ente lo chiarisce in maniera fin troppo tangibile l’ultimo episodio accaduto a palazzo “Ex Enel”. Infatti, l’ex presidente Francesco De Nisi ha visto cadere la sua amministrazione proprio in virtù della mancata approvazione del bilancio di previsione 2012. Questo evento ha, fortunatamente in questo caso, visto che l’approvazione del bilancio avrebbe posticipato una crisi finanziaria annunciata da tempo, messo in evidenza una situazione ben più grave di quella immaginara e comunque già attenzionata dalla Corte dei conti. In pochi giorni, il commissario prefettizio Mario Ciclosi è riuscito nell’impresa di approvare non solo il bilancio di previsione 2012, ma di attuare nell’immediato delle accortezze strategico-finanziarie volte a garantire sia la qualità dei servizi essenziali, che il veloce risanamento dell’ente, evitando così di dichiarare quel dissesto che appunto sarebbe nuovamente gravato sulle tasche dei cittadini.

La macchina “infernale” ideata da Manfrida
Progettata la cosiddetta “operazione pulizia residui passivi”, con un accertamento di entrate non riscosse di acqua e tarsu varie stimate in ben 7 milioni di euro da parte dell’ufficio tributi diretto da Nicola Manfrida, l’attesa adesso sarà ovviamente alla modalità di riscossione degli stessi. Una procedura di non facile applicazione, alla luce del fatto che lo stesso titolare dei Tributi ha ammesso la malattia decennale dell’ente, ovvero a partire – secondo una prima ricognizione – dal 2003 e dunque potenzialmente impretendibili per ragioni di prescrizione. Intanto, però, per iniziare a mettere seriamente mano al problema, l’amministrazione D’Agostino si è presa in carico la responsabilità di provvedere a riscuotere quanto dovuto, anche a costo di essere impopolare, e di attuare una politica delle entrate e della spesa più equilibrata. Certo è che dei "600 servizi" in uscita da palazzo “Razza”, e sbandierati con orgoglio da Giuseppe Scianò l’altro ieri, i cittadini non ne sarebbero poi così tanto contenti proprio perché non visibili o ottimali. Ma, aldilà delle pesanti  e puntali critiche, stare tentando di rimettere ordine alle cose è sicuramente un merito, magari ad approvazione non immediata. Fatto sta che il rischio default, finchè è possibile, è sempre meglio evitarlo perché sarà sempre e solo il cittadino a ripagarlo. E al Comune di Vibo - a detta degli amministratori- ci stanno pensando seriamente.
Angelo De Luca

sabato 5 gennaio 2013

Magistrati indagati, «prove insussistenti»

Le motivazioni del gip Zarone nei confronti dei tre togati in servizio nel distretto della Corte d’Appello di Catanzaro. Il giudice De Luca: non sono a conoscenza di alcun interessamento della Procura di Napoli. 

http://www.gazzettadelsud.it/news//29140/Magistrati-indagati----.html 

Magistrati indagati, 
«prove insussistenti» 
 
Il giudice Cristina De Luca, dall’estate scorsa in servizio al Tribunale di Salerno, si sente tranquilla e «con la coscienza a posto». E sulle indagini che sarebbero a suo carico dice: «Non sono a conoscenza di alcun interessamento della Procura di Napoli sul mio conto ». In passato il giudice ha svolto la sua attività a Vibo Valentia sia in qualità di gip, sia di componente del collegio giudicante presso il Tribunale, portando avanti, assieme al giudice Giancarlo Bianchi, importanti processi che hanno visto alla sbarra esponenti di spicco della criminalità organizzata. Intanto emergono le motivazioni con le quali il gip di Salerno Dolores Zarone ha respinto la richiesta di interdizione nei confronti dei tre magistrati indagati dalla Procura di Salerno, che adesso aspetta il giudizio del Tribunale del Riesame, che è fissato per fine gennaio. In particolare il gip ha smantellato, punto per punto, l’ipotesi che è stata avanzata dalla Procura di Salerno nei confronti dei magistrati Giampaolo Boninsegna (in passato alla Dda), Paolo Petrolo e Giancarlo Bianchi. Nei confronti del dott. Boninsegna e Petrolo il reato ipotizzato è di violazione della segretezza, mentre al dott. Bianchi viene contestato l’abuso d’ufficio.

venerdì 4 gennaio 2013

Inchiesta su rifiuti, 15 indagati. C'è assessore regionale


Il sostituto procuratore della Repubblica Carlo Villani ha chiesto il rinvio a giudizio per i 15 indagati per le presunte irregolarità nella gestione della discarica di Alli, a Catanzaro. 


Inchiesta su rifiuti,
15 indagati. 
C'è assessore regionale 
 
Il sostituto procuratore della Repubblica Carlo Villani ha chiesto il rinvio a giudizio per i 15 indagati per le presunte irregolarità nella gestione della discarica di Alli, a Catanzaro. Nell'inchiesta sono indagati imprenditori, professionisti, funzionari dell'ufficio per l'emergenza ambientale, l'ex commissario, Graziano Melandri, e l'assessore all'ambiente della Regione Calabria, Francesco Pugliano, nella sua qualità di ex sub-commissario dell'Ufficio per l'emergenza
Ai quindici indagati vengono contestati a vario titolo i reati di associazione per delinquere, abuso d'ufficio, evasione fiscale, corruzione, falso e disastro ambientale. La richiesta di rinvio a giudizio è stata trasmessa dalla Procura della Repubblica di Catanzaro all'ufficio del Gup, Maria Rosaria Di Girolamo, che dovrà fissare la data dell'udienza preliminare. L'accusa ipotizza l'esistenza di un'associazione per delinquere il cui promotore sarebbe l'imprenditore veneto Stefano Gavioli, proprietario della società Enertech. Dell'organizzazione, secondo la Procura, avrebbero fatto parte il direttore tecnico della Enertech, Loris Zerbin; l'amministratore di due società del gruppo, Giovanni Faggiano; il legale del gruppo industriale, Giancarlo Tonetto; e poi anche Paolo Bellamio ed Enrizo Prandin. Dalle indagini condotte dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del Noe è emerso che la società Enertech, attraverso una serie di artifici contabili, avrebbe evaso le imposte dovute all'erario. Nonostante i debiti con il fisco l'ufficio del commissario per l'emergenza ambientale, secondo l'accusa, avrebbe liquidato somme per diversi milioni di euro alla società. Per questa vicenda, infatti, sono coinvolti nell'inchiesta l'ex commissario Melandri e l'ex sub-commissario ed attuale assessore regionale Francesco Pugliano. Ai vertici della Enertech viene contestato anche il reato di disastro ambientale per lo smaltimento illegale nel fiume Alli, e successivamente nel Mar Ionio, del percolato prodotto dalla discarica.

Vibo Valentia: Sono quattro i magistrati indagati

Dopo la Procura di Salerno si muove pure quella di Napoli che aspetta la decisione del Gip. Per tre di loro il giudice ha ritenuto insussistente l’ipotesi di reato.

 
 
 
Salgono a quattro i magistrati indagati nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla Dda di Catanzaro, tesa ad accertare «l’esistenza e l’operatività nel Vibonese di un’associazione ’ndranghetistica facente capo a Pantaleone Mancuso (cl. 47)» e le cui competenze sono passate alle Procure di Salerno e Napoli. Nel primo caso il gip ha respinto la richiesta di interdizione dal servizio per quanto concerne tre magistrati del distretto di Catanzaro (Giampaolo Boninsegna, Paolo Petrolo e Giancarlo Bianchi) anche se la Procura ha presentato ricorso al Tribunale del riesame. Un’altra posizione, riguardante il giudice Cristina De Luca – attualmente in servizio a Salerno dopo un lungo periodo trascorso al Tribunale di Vibo – è ancora pendente davanti al gip del capoluogo campano. Anche nei suoi confronti gli inquirenti hanno chiesto la sospensione dal servizio. I magistrati a vario titolo debbono rispondere di rivelazioni del segreto inerenti alcune indagini e di abuso. Nello stesso procedimento sono indagati un avvocato del Foro di Vibo Valentia, Antonio Galati – che aveva rapporti di amicizia e frequentazioni con i magistrati – e il boss Pantaleone Mancuso, ritenuto dagli inquirenti una delle figure apicali dell’omonima cosca.

La città di Vibo Valentia avrà il Centro di informazione europea

Soddisfazione espressa dall'Amministrazione comunale. Il sindaco: «La presenza dell’Unione Europea nella città di Vibo Valentia è sicuramente un vanto per l’Ente ma sarà anche l’occasione per sviluppare azioni innovative di Comunicazione a vantaggio di tutti i cittadini che avranno cosi la possibilità di conoscere più da vicino l’Europa»
                                           
 
VIBO VALENTIA - Anche la città di Vibo Valentia avrà un Centro di informazione europea della rete Europe Direct. Lo comunica l’amministrazione Comunale, attraverso l’Assessorato agli affari istituzionali politiche comunitarie – comunicazione e trasparenza. «La proposta di candidatura avanzata dall’amministrazione comunale riguardo alla selezione di strutture ospitanti i Centri di Informazione della Rete Europe Direct, – si legge in una nota – è stata positivamente selezionata per il periodo 2013-2017 e quindi è idonea a ricevere i finanziamenti corrispondenti per la gestione e il funzionamento del Centro. La notizia è giunta direttamente dalla Commissione Europea Rappresentanza in Italia, con lettera pervenuta al Comune di Vibo Valentia».
Il progetto – si fa rilevare – è stato selezionato tra le 170 candidature pervenute complessivamente da tutte le Regioni d’Italia delle quali 48 sono state selezionate e ritenute idonee a ricevere il finanziamento dall’Unione Europea». Soddisfazione da parte del sindaco Nicola D’Agostino «per il prestigioso riconoscimento ottenuto che permette al Comune di Vibo Valentia di essere uno dei 48 Centri di Informazione Europea della Rete Europe Direct in Italia, unico nell’intera Provincia di Vibo Valentia. Ancora una volta – dice – il Comune di Vibo Valentia, attraverso l’Ufficio Programmazione Comunitaria, dimostra la sua capacità programmatica e progettuale con gli indiscussi e numerosi risultati conseguiti in questi 2 anni e mezzo, che pone la città di Vibo Valentia definitivamente all’avanguardia nel campo della programmazione e nella progettazione comunitaria sia per i fondi diretti che per quelli indiretti. La presenza dell’Unione Europea nella città di Vibo Valentia è sicuramente un vanto per l’Ente ma sarà anche l’occasione per sviluppare azioni innovative di Comunicazione a vantaggio di tutti i cittadini che avranno cosi la possibilità di conoscere più da vicino l’Europa e sviluppare un maggior senso di appartenenza e cittadinanza europea».
                                  
giovedì 03 gennaio 2013 15:46