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sabato 25 maggio 2013

Samo, Sant'Ilario e Briatico: decisa una proroga del commissariamento per infiltrazioni mafiose

IL consiglio dei Ministri ha prorogato lo scioglimento, per infiltrazioni della 'ndrangheta, di tre comuni calabresi. Si tratta di Samo e Sant'Ilario dello Ionio, in provincia di Reggio Calabria, e di Briatico, in provincia di Vibo Valentia. 

 Il governo decide di prolungare ll'amministrazione controllata che era scattata nel 2012 al fine, spega palazzo Chigi, «di consentire il completamento delle operazioni di risanamento e di ripristino della legalità» nelle istituzioni in cui è stato rilevato condizionamento della 'ndrangheta


La decisione, secondo quanto si legge nel comunicato finale della riunione di oggi del governo, è stata presa «al fine di consentire il completamento delle operazioni di risanamento e di ripristino della legalità in alcune istituzioni locali nelle quali sono state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata».
Lo scioglimento delle amministrazioni comunali di Briatico e Samo era stata decretata nel gennaio 2012, in seguito alle relazioni delle commissioni d'accesso agli atti. Pochi mesi dopo era toccato a Sant'Ilario.

venerdì 8 marzo 2013

La 'ndrangheta governa, lo Stato e la politica no...

Il maxisequestro sulla costa ionica apre un problema enorme: se la mafia ha un progetto politico per la Calabria e lo Stato no, cosa succede?

Qualche giorno fa ha esordito così su Calabria Ora Piero Sansonetti, direttore dello stesso quotidiano, con una riflessione seria sulla Calabria e la 'ndrangheta di oggi che anche alla luce dei nuovi risvolti di giustizia nella nostra provincia, mi ha fatto molto riflettere.

"La 'ndrangheta controllava lìindustria turistica sul litorale Ionico di Reggio Calabria e in parte anche di Catanzaro. Ma lo Stato attraverso le indagini della magistratura, lo ha scoperto e ha fatto saltare tutti questi affari malavitosi. Oppure potremmo dire così: la 'ndrangheta aveva messo in piedi un gigantesco business sul litorale ionico cosruendo una notevole rete di imprese turistiche del valore di mezzo miliardo di euro e lo Stato ha smontato questa macchina e ha raso al suolo il business.
Sono due punti di vista coi quali si descrive la stessa identica realtà.
Che è questa: la 'ndrangheta aveva  un  progetto "politico" per il litorale ionico, fondato sullo sviluppo del turismo e attraverso questo progetto aveva costruito delle solide realtà economiche, aveva dato lavoro a molte migliaia di persone e aveva creato consenso attorno a se. Come aveva realizzato questo progetto? Reinestendo i soldi guadagnati attraverso il traffico della droga.
Lo Stato, di fronte a questa realtà, ha fatto il suo dovere e l'ha demolita, sequestrando centinaia di impianti turistici.
Bene: lo stato ha fatto il suo dovere, stroncando le attività illegali. Grazie all'azione preziosa della magistratura e degli investigatori, che in realtà molto spesso sono assai efficienti e che vanno lodati. 
Il problema è che lo Stato non ha in nessun modo fatto il suo dovere sull'altro versante: quello di immaginare e realizzare un progetto per la Calabria, offrire occasioni di sviluppo, dare lavoro , creare consenso. Lo stato si è dimostrato assai superiore alla mafia nello scontro-diciamo così- legale e militare. Assai inferiore sul piano politico. [...] Il Problema è gigantesco. il caso della costa ionica, spiegato molto bene da uno dei migliori magistrati italiani il dottor Gratteri, è l'esemplificazione più chiara del problema della 'ndrangheta, La 'ndrangheta vive perchè sa sostituirsi a uno Stato (e a una borghesia) che in Calabria non esiste. Lo Stato esiste solo nella sua versione repressiva, e li ottiene ottimi risultati perche magistraturae forze di polizia funzionano, ma i risultati sono vanificati dall'assenza dello Stato nella sua veste di protagonista economico, politico e sociale. La magistratura può fare il suo lavoro nel miglio  modo possibile ma non può e non deve definire un modello sociale e in assenza di questo modello, cioè in assenza di un progetto di governo, il lavoro della magistratura viene annullato.

Ora è stato cancellato il business della mafia sullo Ionio. benissimo voi credete che il vuoto che si è creato sarà riempito da una nuova attività imprenditoriale legale? No, non sarà così. Perchè non esiste una classe dirigente in grado di offrire questo. Oil vuoto resterà vuoto, con gravi conseguenze sociali, oppure sarà riempito da nuove attività illegali. Che poi la magistratura reprimerà. In un circolo vizioso senza fine Chi può spezzare questo circolo? Solo la Politica. Solo la politica può battere la mafia, ma non lo farà mai se la mafia ha un progetto di governo e la politica no".

Piero Sansonetti da Calabria Ora del 7 marzo 2013

venerdì 22 febbraio 2013

Briatico, Game Over?





Briatico - Lo stato di degrado e di abbandono in cui ormai versa il territorio di Briatico è purtroppo sintomatico di un allontanamento delle forze politiche e delle Istituzioni, che neanche in questo periodo di campagna elettorale hanno saputo riavvicinarsi alla popolazione briaticese.
Probabilmente il territorio briaticese svuotato di persone e contenuti, non è più un bacino appetibile di voti cui attingere e la disaffezione della gente alla politica non è cosa nuova, considerando il fatto che ormai da anni non esiste più una sede di alcun partito.
Allo stesso tempo si sente la lontananza da parte delle istituzioni, che saranno vicine ai Commissari ma non ai cittadini e che a parte qualche rara e dovuta apparizione, sembrano snobbare questa città che pare proprio essere una “mela marcia” della Costa degli Dei. Ma qualche critica va fatta, se non per senso civico, per onestà intellettuale;
Dall’insediamento della Commissione Prefettizia successiva allo scioglimento del Consiglio comunale di Briatico per presunte ingerenze della criminalità organizzata, molte cose sono cambiate, in peggio. Inutile dire in primo luogo che nessuno ha pensato bene di spiegare ai cittadini Briaticesi come la Dichiarazione di Dissesto finanziario sia stata solo una atto dovuto, una operazione di trasparenza, una presa di coscienza della politica che non si poteva più continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto. Tale dichiarazione atta a palesare una condizione economica disastrosa che non poteva essersi creata in 2 anni di amministrazione, ma era frutto di una forse decennale dissennata gestione finanziaria della cosa pubblica, si ritrova invece come una delle motivazioni di scioglimento del Comune di Briatico.
E arriviamo dunque a questa temporanea sospensione della democrazia, lo Scioglimento del Consiglio Comunale, un atto del ministero dell’Interno che deve intendersi non contro i cittadini ma proprio a loro tutela, per cui vengono nominati non uno, bensì tre commissari prefettizi, come la legge vuole, a tutelare i cittadini briaticesi.
Ed ecco così sparire ad esempio, nel pieno di una crisi regionale dello smaltimento dei rifiuti, la raccolta differenziata a Briatico e frazioni; ecco come tanti e importanti progetti e bandi ai quali il Comune  stava partecipando attivamente, vengono abbandonati o trascurati; ecco come la viabilità delle strade comunali e interpoderali viene messa a serio rischio, causa incuria e mancanza di manutenzione; ecco come un Piano Strutturale immobile da anni, base di lancio per l’edilizia, microcosmo economico per un Comune senza grandi introiti fiscali, poteva essere rimesso in moto in un periodo di crisi globale, per mano dei Commissari e dunque senza dubbio alcuno sulla legalità e trasparenza delle operazioni e invece, nulla!
Ecco come gli uffici del Comune, che dovrebbe essere l’ Ente più vicino al cittadino, rimangono chiusi e creano disservizi anziché dare servizi. E ancora, bandi pubblici passati sotto silenzio, l’Ufficio Tecnico Comunale per mesi privo di Responsabili per il disbrigo anche di queste pratiche. Il risultato dell’analisi della gestione di un anno di commissariamento è  fallimentare. Non sono serviti gli appelli di diversi esponenti della società civile, ricordo ad esempio la lettera aperta del Dott. Domenico Centro in cui si chiedeva daparte dei Commissari una correzione di rotta per il bene comune, o addirittura l’intervento di noti briaticesi emigrati fuori Regione come Angelo Melluso, presidente dell’Associazione Culturale “Briatico nel mondo”, che portano alto il nome della nostra cittadina nel mondo, ma si trovano a fare i conti al ritorno in patria, con situazioni ben diverse dai tempi che ricordano con nostalgia, in cui la nostra amata cittadina era il fiore all’occhiello della Costa Vibonese.
In conclusione dentro di me il dubbio si insinua grave. Democrazia e confronto,  Istituzioni e Politica, Manifesti elettorali di fronte a una scuola chiusa e cumuli si immondizia in prossimità delle elezioni Nazionali e nessuno che si preoccupi ascoltare i problemi di una comunità, di porre delle domande, figuriamoci di dare delle risposte, allora io mi chiedo di tutto quanto appena sopra, che cosa non vorrei più vedere a Briatico?

Sergio Bagnato

giovedì 21 febbraio 2013

E tu, da che parte stai?


 RcCdPd
AglMontiFliUdc
M5S               Fare
LegaDestraPdlFdIFn


Su Openpolis potete trovare un semplice test su 25 temi diversi.
Tutte le Liste elettorali hanno risposto e chiarito le loro posizioni sui temi per cui il risultato può essere considerato uno strumento abbastanza valido, a colori i quali non l'avessero ancora fatto, per darsi una collocazione.
Un mezzo simpatico per avvicinare dissidenti e scettici alle elezioni politiche 2013. Che dire? Tentar non nuoce!

 http://politiche2013.voisietequi.it/


lunedì 28 gennaio 2013

MALASANITA' E MALASANTITA': UN CASO VIBONESE





A raccontare le storie di malasanità calabrese si perde solo tempo. In pochi ci credono e in molti vorrebbero lasciare correre. Questa regione, così com’è, deve continuare a vivere di sudditanza. Sudditanza e morti ammazzati. Non solo da lupare e nove per ventuno. L’arma, in altre parti d’Italia della salvezza, qui si può anche chiamare bisturi. E il giogo della sanità, del resto, arricchisce da sempre un sistema a doppio binario: medici dentro, medici fuori. Più tutto l’indotto. Che tradotto significa commistioni tra pubblico e privati, mazzieri della politica e registi della ‘ndrangheta. Infine, lasciati come ultimi tra gli ultimi, a spartirsi briciole di una torta che, da buoni cittadini di questa strana Italia spetterebbe loro per diritto e non per dovere, ci sono i calabresi. Quelli comuni, ovviamente. Quelli che agiscono in virtù delle esigenze e meno delle conoscenze. Quelli che altrimenti non saprebbero dove andare perché stare a Milano o a Bologna costa troppo e poi comunque “s’aju u muru, moru u stessu”. Quelli che in Calabria ci può essere anche della buona sanità e quelli che per un appendicite o una coliciste “un ospedale vale l’altro”. Quelli che, a poco a poco, iniziano infine ad avere paura. Paura persino di operazioni banali. Perché in Calabria, i calabresi senza santi in paradiso e cristi a cui pregare, per queste cose ci sono rimasti secchi. In pochi anni, dice la commissione nazionale “errori sanitari”, 70 accertati e 60 presunti. Un triste record minacciato ancora da patti di stabilità e piani di rientro, da uno politica che guarda troppo a spendere meno per poter mangiare di più. Succede questo. Ed è successo veramente. Federica, ad esempio, è morta a sedici anni. “Signora – avevano detto alla madre prima di anestetizzare la figlia – non si preoccupi. Per noi questa è routine”. Poi il black-out, l’imprevisto. “Un respiratore, veloce” gridava il chirurgo alla sua equipe. Ma quel respiratore non funzionava: la spina era staccata. Attimi. Il tuo corpo è senza ossigeno. Federica oggi sarebbe stata all’università. Sarebbe stata una giornalista, una di quelle che sanno raccontare storie. Come quella della sua vicina di casa un po’ strana. Si, proprio la vecchina del piano superiore che, a seguito di un articolo apparso su un giornalino della scuola, aveva deciso di querelarla per diffamazione. Federica oggi sarebbe stata una ballerina. Perché, forse, era ciò che amava di più insieme alla vita. O magari c’è Maria Luisa, madre di tre figli piccoli e vittima, a sua insaputa, di un errore ancora tutto da stabilire. Le dicevano “li a Villa dei Gerani sanno operare bene. E poi, per una colicisti c’è bisognu a vai a Nova Yorka?” Maria Luisa si fidava. O forse sapeva di non potere stare troppo lontano dai suoi figli. Del resto, il marito lavorava tutto il giorno con gli animali e, per lui, stare dietro a quei marmocchi era peggio che andare all’inferno. A Pantaleone piaceva stare tutto il giorno in mezzo alle campagne da solo con cani, pecore e capre. E Maria Luisa questo lo sapeva. “Tre giorni e lei sarà fuori signora”, le dicevano. Poi l’operazione, il viso giallo, i dolori. Tre giorni diventati sette. “Dovremmo spostare sua moglie a Messina”, informavano il marito. “Che fa, la porta lei in macchina?” Ma Pantaleone non  capiva, stava li a guardare quello stimato chirurgo con gli occhi sgranati. Lui era il luminare, mentre umilmente lui riconosceva la sua posizione socialmente inferiore. “Il medico è lui -ripeteva tra se e se – dunque lui sa che cosa sta facendo”. E nell’attesa di decidere se prendersi in carico la moglie o spingere per un autoambulanza ripeteva “perché mi stanno dicendo questo?” “Non si preoccupi, andiamo a Messina per ulteriori accertamenti”. Ma Messina improvvisamente diventa il calvario. Giovanna, 36 anni e quattro operazioni in dieci giorni, muore al policlinico universitario di Germaneto, stroncata da una pancreatite dovuta alle tante infezioni provocate dalle troppe operazioni avute in due settimane per degli errori ancora da capire e accertare. Storie di malasanità. Storie di malasanità in Calabria. E nessuno parla. E forse neanche paga. 

Angelo De Luca

giovedì 24 gennaio 2013

Cavalli di razza e bardotti





Dei tanti parcheggi politici dell’ultim’ora di sicuro la Calabria è quello più abusivo. Come se non bastasse già Rosy Bindi, eletta plebiscitariamente manco fosse nata in Aspromonte nelle scorse primarie democrat, adesso, cioè ieri sera poco prima delle 20, il Piddielle ha calato l’asso di bastoni. Che in gergo locale, da non confondersi, anche se sembrerebbe, con “lato Berlusconi”, significa “metterlo prepotentemente nel lato B”. Scilipoti finalmente ha preso la cittadinanza ultra meridionale. Un vero primato. Roba da porcellum. Porcellum e promesse mantenute. Perché se è vero, com’è vero, che il cosiddetto “responsabile” (o “salva-culi” che di dir si voglia) è riuscito nell’impresa di tenere a galla per qualche altro mese il governo ante-Monti, è altrettanto vero che il tornaconto richiesto per tale gesto è stata senza dubbio la riconferma parlamentare. Anzi, Quirinale.
La notizia di Scilipoti l’Africano in Calabria circolava già dalle prime ore del mattino. I big locali, con in testa il governatùr Giuseppe Scopelliti, hanno improvvisamente messo mano ai telefoni per bestemmiare in faccia ad Angelino Alfano, contestando l’inatteso regalo del loro principale. Addirittura, il cosiddetto “responsabile di fine seconda repubblica”, avrebbe dovuto posizionarsi nella prima piazza regionale, davanti a pezzi da 90 come il mammasantissima Tonino Gentile e l’assessoressimo “rrriggitanu” Antonio Caridi. Poi, finalmente, lo scatto d’orgoglio del popolo oppresso. “Eh no – avranno bisbigliato bestemmiando sottovoce gli scalzati pidiellini – a tutto c’è un limite. Scipilo, Scilito, Scilicomecazzosi chiama no. Almeno si fosse portato la Tommasi, giustu u ndi facimu l’occhji”. Breve riunione del coordinamento, presa di coraggio e via. “Governatùr pensaci tu”. Ed ecco la magia. Alle ore 20 in punto il buon Mimmo viene piazzato in sesta posizione. Utile ancora certo, perché in Calabria, evidentemente, gli Scopelliti and friends hanno certezza scientifica dei loro consensi.
Storie quotidiane di sottomissioni meridionali. Succede così da 150 anni. E pensare che Scopelliti ce l’aveva messa tutta per ridare un filo di dignità e moralità al partito, regalandosi appena qualche giorno fa una Scopelliti buona che, per l’appunto e a dispetto del cognome, non è neanche lontanamente parente. Rosanna, figlia del giudice Antonino Scopelliti ammazzato dalla ‘ndrangheta su ordine di Cosa Nostra nel 1991, è ad honoris cause nelle liste per la Camera al secondo posto. Praticamente con due piedi in Parlamento. Lei, da ingenua inesperta qual è, ha dichiarato felicemente di “voler dare voce alla parte onesta della Calabria ad oggi poco considerata”. E aggiunge, disconoscendo totalmente la sua blindata elezioni, “qualora lo vorranno”.Intanto, per far capire al mondo intero la sua posizione in merito al conflitto di interessi, la Scopelliti buona si licenzia subito dal coordinamento del movimento antimafia “E adesso ammazzateci tutti”.
Ma ritornando all’uomo per tutte le stagioni, ovvero Mimmo “ ‘o responsabile ”, capace in un attimo di offuscare la verginità ritrovata del Pdl calabrese, è davvero troppo facile intuire come lo stesso sia il vero scheletro negli armadi della nascitura Terza Repubblica. Persino più di Dorina Bianchi nota esponente del “PddL” (Partito democratico della Libertà) e nata politicamente per caso nel 2001 all’interno di una lista civetta chiamata niente meno che “Abolizione Scorporo”. Un centro-destra, insomma, che – malgrado alcuni lo pensassero incapace di stupire gli italiani – ha nuovamente stupito il bel Paese, piazzando sul mercato elettorale alcuni personaggi. Più simili a dei bardotti che a dei cavalli di razza.
Angelo De Luca

domenica 20 gennaio 2013

Elezioni, in Calabria il Pdl degli inquisiti candida un simbolo dell’antimafia

 Rosanna Scopelliti, figlia 29enne del giudice ucciso nel 1991, sarà seconda in lista alla Camera dopo il segretario Alfano. E' una delle fondatrici dell'associazione Ammazzateci tutti, ma ha scelto di correre su invito del governatore (indagato) nel partito che ha governato il Comune di Reggio, sciolto per mafia

 di Lucio Musolino



 Elezioni, in Calabria il Pdl degli inquisiti candida un simbolo dell’antimafia

In una Calabria dove il Partito democratico non riesce a trovare lo spazio in lista per i sindaci antimafia e per uno dei più esperti studiosi della ‘ndrangheta come Enzo Ciconte, il governatore Giuseppe Scopelliti cala l’asso e sorprende tutti. Candida Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino Scopelliti ucciso nel 1991 alla vigilia del maxi processo a Cosa nostra. Il presidente della Regione e coordinatore calabrese del Popolo della Libertà punta sulla la faccia pulita di Rosanna Scopelliti anche per coprire le contraddizioni sue e del suo partito.
Come lo scioglimento del Comune di Reggio Calabria per contiguità mafiose e la gestione economica della sua amministrazione che ha prosciugato le casse di Palazzo San Giorgio portandole a un pre-dissesto.

Ma anche le numerose inchieste della Procura che hanno infilato nel tritacarne giudiziario alcuni “Peppe boys” finiti in manette (come i consiglieri regionali Santi Zappalà, Franco Morelli e Antonio Rappoccio), l’arresto di un altro consigliere comunale, Pino Plutino, che aveva rapporti con le cosche della città dello Stretto, lo scioglimento di una società mista infiltrata dalla famiglia mafiosa Tegano, un’indagine della Dda che ha travolto la municipalizzata di Reggio che si occupa della raccolta dei rifiuti solidi urbani.
Le liste del Pdl sono ancora blindate e lo saranno fino a domani mattina quando Luciana Scalzi, caposegreteria di Denis Verdini, presenterà a Catanzaro gli elenchi dei candidati in Calabria in cui il nome di Rosanna Scopelliti è al secondo posto, proprio dietro Angelino Alfano. È stata la ragazza di 29 anni a confermare il suo futuro impegno politico: «Ho accettato la proposta fattami in persona dal governatore Giuseppe Scopelliti di candidarmi alla Camera dei Deputati con il Popolo della libertà. Onestamente devo dire che sono veramente grata a chi ha inteso dare voce, attraverso di me, a tutta quella fetta importante della società civile calabrese che purtroppo, troppo spesso, non è stata tenuta nella dovuta considerazione. Spero, se i cittadini lo vorranno, di poter rappresentare al meglio la Calabria onesta in Parlamento. Ringrazio il governatore Scopelliti. Lo ringrazio perché sta intraprendendo un percorso coraggioso per il rinnovamento e la moralità nella politica».
La figlia di Scopelliti, che assieme ad Aldo Pecora ha fondato l’associazione antimafia “Ammazzateci tutti”, non è mai intervenuta sulla decisione del governo Monti di sciogliere il Comune di Reggio. Oggi è candidata dal governatore della Calabria di cui parlano cinque pentiti di ‘ndrangheta, le cui dichiarazioni non hanno però portato alla sua iscrizione nel registro degli indagati per reati di mafia.
Giuseppe Scopelliti è tuttavia imputato per falso e abuso di ufficio nel processo sul “caso Fallara”, che prende il nome dalla dirigente del Comune morta nel dicembre 2010 dopo avere ingerito acido muriatico. Uno dei principali collaboratori di giustizia, Roberto Moio, ha parlato di politica spiegando al pm Giuseppe Lombardo che «la ‘ndrangheta a Reggio vota a destra». Quella stessa destra in cui oggi si candida Rosanna Scopelliti che, alle domande sulla sua candidatura, risponde all’Ansa: «Pare che il mio nome sia in posizione apicale. Per me è un onore ed un onere ancora più grande. Questo significa che l’impegno del governatore Scopelliti e quello del Pdl a voler concretamente accelerare questo percorso virtuoso di cambiamento è dimostrato concretamente nei fatti e non soltanto a parole».
Portato a casa uno dei baluardi dell’antimafia calabrese, il Pdl può riprendere la trattativa per gli altri posti alla Camera e al Senato. A proposito tra i nomi che circolano c’è quello del sindaco Demi Arena (quello dello scioglimento del Comune) che, alla fine potrebbe rinunciare se gli venisse garantito un posto in giunta regionale nel caso di elezione al Senato di Antonio Caridi, l’assessore alle Attività economiche e produttive il cui nome compare, oltre che nei verbali del pentito Giovanbattista Fracapane, anche nelle carte della Dda di Genova che stava indagando sulla cosca Raso-Gullace-Albanese.
Sempre nella giunta regionale calabrese, nelle prossime ore si potrebbe liberare il posto del sottosegretario Alberto Sarra, oggi uomo fidatissimo di Scopelliti. Devastante il concetto che hanno di lui i pm di Milano che riflettendo su personaggio politico Sarra, avevano scritto nell’ordinanza contro la famiglia Lampada legata alla cosca Condello: «Con un simile quadro ci si aspetterebbe che nessuno possa neppure pensare di intraprendere o proseguire una carriera nella gestione della cosa pubblica. Evidentemente si tratta di aspettativa ingenua. Per diversi anni Sarra costituirà uno dei principali punti di riferimento politico per i Lampada».

L’Udc incassa il colpo e richiama la base all’unità

Il segretario regionale Trematerra rinnova l’invito all’ex assessore Stillitani di ritornare sui suoi passi: lo stimo perchè è una persona leale e onesta. Messa a punto la macchina elettorale che vede in prima linea candidati, amministratori e dirigenti.

L’Udc incassa il 
colpo e richiama 
la base all’unità
Archiviate le dimissioni di Francescantonio Stillitani, che per la mancata candidatura alla Camera, ha restituito la delega di assessore e lasciato l’Udc, il segretario regionale Gino Trematerra ha chiamato a raccolta lo Scudocrociato vibonese per mettere a punto la macchina organizzativa della campagna elettorale che si preannuncia particolarmente difficile. “Morto un papa” se ne fa un altro. Questo l’ha capito il popolo dell’Udc che, galvanizzato dalla presenza di un uomo forte a livello territoriale come il consigliere regionale Ottavio Bruni, si è ricompattato attorno al segretario Trematerra il quale nel suo intervento ha avuto parole di stima e di elogio nei confronti dell’ex compagno di partito che ha scelto di sbattere la porta dopo la mancata candidatura al Parlamento. «Sono molto amareggiato – ha affermato il segretario regionale Trematerra – per la scelta fatta dall’amico Stillitani. Nei suoi confronti nutro da sempre una grande stima perchè lo considero un uomo onesto e leale. Nel corso di questi anni, per quello che ho potuto, lo sempre sostenuto in ogni sua iniziativa politica ed elettorale. Il mio affetto gliel’ho manifestato quando è stato il momento di indicarlo come rappresentante all’interno della giunta Scopelliti. Nei suoi confronti non ho mai mancato. Mi dispiace adesso di non vederlo più tra noi. A mio avviso – ha aggiunto – avrebbe dovuto evitare di fare una scelta così drastica. Penso che la decisione di abbandonare il partito, che ha contribuito a costruire insieme a noi, è stata frettolosa. In politica queste situazioni si possono verificare. Doveva stare insieme a noi per combattere questa battaglia sui valori. Un territorio come quello vibonese aveva bisogno anche e soprattutto di lui. Capisco il suo stato d’animo per questo la nostra porta è sempre aperta. La candidatura per lui non è arrivata perchè è dipeso soprattutto da Roma». Il segretario Trematerra, dopo aver per l’ennesima volta teso la mano all’ex assessore Stillitani, ha serrato i ranghi per parlare di campagna elettorale. «Dobbiamo proseguire la nostra campagna elettorale che ci deve vedere protagonisti. È una battaglia da vincere per cambiare il Paese e portare le istanze della nostra regione sul tavolo del nuovo governo nazionale. Per vincere dobbiamo ritrovare la nostra unità. Ognuno deve portare il proprio contributo». A richiamare all’unità amministratori, iscritti e simpatizzanti dell’Unione di Centro sono intervenuti, ieri mattina, al 501 hotel anche l’on. Roberto Occhiuto e il presidente del consiglio regionale Francesco Talarico, (entrambi candidati alla Camera), l’assessore regionale Michele Trematerra e Carlo Taccone, (candidati al Senato), Sabrina Caglioti e Ottavio Bruni (anche loro in corsa per la Camera) i quali hanno rimarcato l’importanza della tornata elettorale che vede l’Udc impegnato a rompere il bipolarismo e il duopolio Pdl-Pd. Un forte invito ad impegnarsi ancora di più in questa tornata elettorale è arrivato dall’assessore Trematerra da sempre unito da stretti vincoli di amicizia all’ex assessore Stillitani. «Faremo di tutto – ha evidenziato – per vincere. L’apporto dell’amico Stillitani sarebbe stato ancora più determinante».


http://www.gazzettadelsud.it/news//31168/L-Udc-incassa-il--.html

mercoledì 16 gennaio 2013

Bersani, nuovo Governo aiutera' Calabria

(ANSA) - CATANZARO, 15 GEN - ''Avremo un Governo nuovo nel Paese e dara' la mano alla Calabria e a Catanzaro''. Lo ha detto il segretario Pd Pier Luigi Bersani, oggi a Catanzaro. Bersani e' stato nel quartiere Jano', interessato da una frana, dove ha visitato una famiglia di anziani che vive con 2 figli disabili in una casa collegata alla strada da un ripido viottolo non accessibile ai mezzi. Dopo una visita al porto di Lido Bersani ha pranzato con scilatelle e morzello a casa di una famiglia a Giovino.

http://ansa.it/web/notizie/regioni/calabria/2013/01/15/Bersani-nuovo-Governo-aiutera-Calabria_8078872.html

mercoledì 26 dicembre 2012

Il Grillesque made in Vibo

Il comico genovese in città per presentarsi e presentare i "suoi". Tra gag, luoghi comuni e insulti.
 
Direttamente dal palco dei famosi “formaggini” di piazza Municipio, divenuti per un giorno il predellino ufficiale della, si spera, rivoluzione popolare vibonese, si è consumata la prima volta in città di Beppe Grillo. Attorniato da amici e parenti mai conosciuti prima d’ora, con la presenza di imbucati della seconda, il caro leader del dietro le quinte (ma poi nemmeno troppo) del Movimento Cinque Stelle ha rinfrescato anche qui idee e programmi dal classico sapore, dicono i detrattori, di populismo. Ma di populismo, ad essere sinceri, le sue parole non sono sembrate essere poi così tanto piene. Al massimo Grillo potrebbe essere incolpato di vendere sogni diversi dagli altri politici, perché a nessuno dei partiti italiani verrebbe mai in mente, per ragioni di pancia, dire di voler “presentare come presidente del Consiglio una mamma di tre figli” sol perchè governando bene la sua famiglia “saprà fare lo stesso con il Paese”. Fantasia allo stato puro, ma degna dell’abolizione dell’Imu paventata da qualcun altro. Le sue prime parole, il “belìn” più famoso d’Italia, le ha dedicate ai luoghi comuni, tipo la Salerno-Reggio, improvvisamente “non messa male – come dicono – quanto la viabilità interna”. “A Vibo – ha continuato -il racket è riuscito a mettere le mani sul fondo anti racket. È pazzesco”.E poi via con le battute politicamente scorrette con tanto di “vaffa” e “fuori dai…” che hanno strappato applausi dai tanti simpatizzanti assiepati sotto il prede-formaggino.
Sul carro dei vincitori…
C’è poco da fare: Beppe Grillo “acchiappa”. Ma per fortuna in politica lui non ci entrerà mai, lasciando spazio ad un endorsement che a Vibo Valentia, vedi recente guerra dei meet-up, ha ancora tanti punti interrogativi. E se ci entrerà sarà al massimo per stabilire una “dittatura sobria”. E nell’attesa, il padre putativo del M5S fa da garante al nuovo che avanza e che a Vibo Valentia ha un nome: Dalila Nesci, 26 anni da Tropea. La grillina neo-eletta in provincia ha diramato la sua personale lista della spesa: “raccolta differenziata e stop cemento”. Forse un po’ poco come presentazione; ma forse il prede-formaggino non è stato il palco ideale per lanciare il messaggio giusto. Intanto, però, la Nesci ha rassicurato tutti alla Luther King maniera: “ho un sogno …”.
Libertà di parola fino alla curva
Se la tivvù è il “punto g della donne”, la critica è il punto zero di Grillo. “Siete degli scemetti e dei vecchi” ha accusato il comico genovese a dei ragazzi del liceo Scientifico in vena di domande scomode sulla democrazia interna del movimento. Così, dopo queste parole, in pochi attimi si è scatenato un trambusto con tanto di pronto intervento delle forze dell’ordine e con Grillo che ha portato sul suo camper uno dei ragazzi per discutere e riappacificare l’accaduto. “Niente – ha poi commentato il giovane “scemetto” –lui è rimasto fermo sulle sue posizioni e non mi ha voluto dare spiegazioni”. Segno che il “Massacro tour” sta iniziando a produrre le prime controindicazioni.

Angelo De Luca