giovedì 17 gennaio 2013

Il pm chiede 158 anni di carcere per 10 vibonesi

In particolare: Topia e Franzè (20 anni a testa); Galiano e Alessandro Pugliese (17); Della Rocca, Paolì, Giuseppe e Vincenzo Pugliese (15); Galati e Grillo (12). Rito abbreviato, davanti al gup di Reggio, per gli imputati coinvolti nell’operazione “Meta 2010”.

Il pm chiede 158 
anni di carcere 
per 10 vibonesi
Ammontano a 158 anni di carcere complessivi le richieste di pena formulate ieri dalla Dda di Reggio Calabria per i 10 vibonesi accusati di narcotraffico su scala internazionale coinvolti nell’operazione “Meta 2010”, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Roma il 10 novembre 2011 e poi trasferita dalla Dda capitolina a quella reggina essendo il primo sbarco di cocaina avvenuto nel porto di Gioia Tauro. Nonostante il rito abbreviato – che comporta uno sconto di pena pari ad un terzo in caso di condanna – il pm Alessandra Cerreti ha chiesto al gup distrettuale reggino 20 anni di reclusione a testa per Giuseppe Topia, 32 anni, di Vibo, residente a Ionadi (avv. Salvatore Staiano e Domenico Alvaro) e per Antonio Franzè, 34, di Vibo (avv. Francesco Muzzopappa e Staiano). Per Giorgio Galiano, 38 anni, di Vibo (avv. Sergio Rotundo e avv. Muzzopappa) la richiesta di pena ammonta invece a 17 anni di carcere, mentre 15 anni di reclusione a testa sono stati avanzati per Antonio Della Rocca, 34, detto “Spillo”, di Vibo (avv. Muzzopappa) e per Filippo Paolì, 33 anni, di Vibo (avv. Domenico Ceravolo e Muzzopappa). Richiesta di condanna a 12 anni ciascuno è stata poi formulata per Giuseppe Galati, 42, di San Calogero (avv. Muzzopappa e Francesco Lojacono) e per Francesco Grillo, 41, di Paradisoni di Briatico (avv. Antonio Crudo e Bruno Ganino). Infine, 15 anni a testa è la richiesta per Giuseppe Pugliese, 59 anni, di Sciconi di Briatico (avv. Giovanni Vecchio e Giuseppe Bagnato) ed il figlio Vincenzo, 37 anni (avv. Vecchio), mentre a 17 anni di carcere ammonta la richiesta avanzata per Alessandro Pugliese, 36 anni, (avv. Vecchio), altro figlio di Giuseppe. Secondo l’accusa, i 10 vibonesi avrebbero fatto parte dell’organizzazione diretta da Vincenzo Barbieri, il broker della droga ucciso a San Calogero il 12 marzo del 2011. L’operazione “Meta”ha quindi portato ad uno dei più grossi sequestri di cocaina mai effettuati negli ultimi 20 anni in Europa. Ben 2.200 chili di sostanza stupefacente – del valore complessivo di 500 milioni di euro una volta immessa sul mercato – sono stati infatti bruciati dai carabinieri nel marzo dello scorso anno nel termovalorizzatore per rifiuti speciali ospedalieri di Roma. Oltre ai due carichi sequestrati – uno di mille chili ed un altro di 1.200 chili –, al centro delle contestazioni vi sono pure due tentativi di importazione di cocaina via area, di cui uno quantificato in 400 chili di stupefacente. Dopo l’omicidio di Barbieri, al vertice del gruppo si sarebbero posti, ad avviso del pm, Giuseppe Topia, Giorgio Galiano (genero di Barbieri), e Antonio Franzè, alias “Platinì. In particolare, i tre vibonesi avrebbero dato le direttive agli altri associati per la realizzazione delle importazioni di stupefacenti e per la spedizione del materiale di copertura, decidendo le strategie da adottare in occasione delle criticità e prendendo contatti con i fornitori sudamericani attraverso la famiglia Pugliese di Briatico. Giuseppe Topia, inoltre, sarebbe stato sino al 12 marzo 2011 in costante contatto con Barbieri recandosi in numerose occasioni a Vibo ed a Bologna per incontrare personalmente il broker della cocaina e conferire con lui in ordine a tutte le questioni inerenti le transazioni illecite in corso, gestendo pure la fase di individuazione dei siti per lo stoccaggio provvisorio della cocaina. Giuseppe e Vincenzo Pugliese avrebbero quindi rappresentato, secondo l’accusa, lo “snodo” fra i colombiani ed i vertici dell’organizzazione italiana ed entrambi sarebbero stati impegnati nel trasferimento del denaro all’estero in cambio dello stupefacente. Alessandro Pugliese, invece, stabilitosi in Colombia, nella zona di Meta, sarebbe entrato in contatto con il narcos Guerrero Castillo Olivero. Giuseppe Galati sarebbe stato poi un «uomo di fiducia di Barbieri, curando i contatti con gli acquirenti dello stupefacente» e nelle intercettazioni viene menzionato «con l’appellativo di “zita di Francesco”per la sua stretta vicinanza, per asseriti motivi di affari, a Barbieri Francesco, figlio di Vincenzo». Infine, Della Rocca avrebbe coadiuvato Franzè «in tutte le attività illecite», mentre Paolì, rapportandosi con Topia, avrebbe provveduto alla materiale consegna del denaro. L’associazione, forte di ingenti capitali, avrebbe operato fra il Vibonese, Bologna, Bari, Milano ed il Sud America, dal 2010 al giugno del 2011.

mercoledì 16 gennaio 2013

Bersani, nuovo Governo aiutera' Calabria

(ANSA) - CATANZARO, 15 GEN - ''Avremo un Governo nuovo nel Paese e dara' la mano alla Calabria e a Catanzaro''. Lo ha detto il segretario Pd Pier Luigi Bersani, oggi a Catanzaro. Bersani e' stato nel quartiere Jano', interessato da una frana, dove ha visitato una famiglia di anziani che vive con 2 figli disabili in una casa collegata alla strada da un ripido viottolo non accessibile ai mezzi. Dopo una visita al porto di Lido Bersani ha pranzato con scilatelle e morzello a casa di una famiglia a Giovino.

http://ansa.it/web/notizie/regioni/calabria/2013/01/15/Bersani-nuovo-Governo-aiutera-Calabria_8078872.html

Stillitani lascia l’Udc e la Giunta

L’esponente dell’Esecutivo, che aspirava a una candidatura, non condivide le scelte del suo partito. Sono stati preferiti Trematerra (per il Senato), Occhiuto e Talarico (Camera).

Stillitani lascia 
l’Udc e la Giunta 
 
  L’assessore regionale al Lavoro Francescantonio Stillitani ha lasciato il suo partito, l’Udc, e restituito le deleghe assessorili al presidente della Giunta Giuseppe Scopelliti. Non condivide le scelte operate per le candidature in vista delle prossime elezioni politiche. Stillitani sperava in un posto in lista; l’Udc ha puntato, per i posti “utili”, sul deputato uscente Roberto Occhiuto e sul presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico alla Camera, e sull’assessore regionale all’Agricoltura Michele Trematerra al Senato. «Lascio il partito – ha spiegato – non condividendone più la logica gestionale che ritengo oggettivamente ingiusta». Nel caso di risultato positivo nelle elezioni di febbraio, l’Udc sarebbe nei fatti fuori dall'Esecutivo e dalla guida dell'Assemblea regionale. Per Scopelliti, comunque, resta valido l’accordo politico che ha portato all'alleanza che governa la Regione dal 2010. Intanto in sede nazionale, ma con presumibili ripercussioni locali, esplode il “caso Tassone”: il deputato calabrese, leader storico dell’Udc catanzarese (la sua prima elezione risale infatti al 1979), è stato escluso, e lui ha chiesto una riunione urgente del Consiglio nazionale. Anche nell’Udc, come già accaduto nel Pd, il capoluogo non esprime candidature “utili”.

lunedì 14 gennaio 2013

Stillitani fuori, l’Udc punta su Caglioti e Bruni

Richieste di candidature in “posizione utile” partono dagli organismi provinciali dei partiti, in particolar modo da Udc e Pdl. Segno piuttosto evidente che questa legge elettorale garantisce solo i vertici delle forze politiche e non certo i territori. Le tensioni si colgono ovunque. Incandescente la situazione all’interno dell’Udc dove l’assessore regionale al Lavoro, Francescantonio Stillitani, che da anni opera per una sua candidatura alle politiche, è stato tagliato fuori. Il partito non ha tenuto conto di una esplica richiesta formulata dal segretario provinciale Iconio Massara e dal consigliere regionale Ottavio Bruni fin dal 18 dicembre scorso, quando i due dirigenti dell’Udc avevano pensato di sollecitare l’inserimento in posizione utile dell’assessore regionale Stillitani. In quella lettera indirizzata al segretario nazionale Lorenzo Cesa, al segretario organizzativo De Poli e al segretario regionale Gino Trematerra, spiegavano le ragioni per cui Stillitani meritava di arrivare in Parlamento: «Stillitani è assessore regionale al Lavoro da maggio 2010, ed è considerato l’assessore che ha dato più lustro e visibilità pubblica alla Giunta Scopelliti, attraverso la predisposizione di bandi pubblici di incentivo al lavoro che hanno dato enorme ossigeno ad una terra in difficoltà. Con la prima serie di bandi pubblicati da Stillitani – annotavano Massara e Bruni –sono stati creati circa 6mila nuovi posti di lavo- ro, mentre sono in fase di pubblicazione ulteriori 10 bandi che porteranno circa 15mila nuovi posti di lavoro». Inoltre, aggiungevano, «proprio il ruolo che ha brillantemente svolto lo ha portato ad essere apprezzato su tutto il territorio regionale. Ciò consentirà – aggiungevano – di aumentare i voti del partito». Inoltre, il segretario provinciale dell’Udc e il consigliere regionale, ribadivano che Stillitani «è tra i più antichi militanti di questo partito sul territorio provinciale, essendo iscritto e fondatore del Ccd nella provincia a partire dal 1994, ed anche per tale circostanza, è necessaria la dovuta considerazione, in un’epoca dove l’affidabilità è un valore da premiare».

sabato 12 gennaio 2013

ULTIMATUM A VIBO VALENTIA


Il Comune nei guai. Iorio: "O si aderisce al fondo di riequilibrio finanziario o sarà matematicamente dissesto". E torna l'incubo...
D'Agostino tra tecnici e professori

Contrariamente a quanto annunciato qualche giorno fa da sindaco e assessore al Bilancio, morbidi sulle difficoltà dell’ente e dichiarate però “irreversibili” dalla Corte dei Conti, finalmente da ieri mattina si può essere sicuri: se non è default poco ci manca. Altrimenti la presenza del professore universitario Ettore Iorio, arrivato in città per spiegare la formula magica per uscire dal pantano finanziario, non avrebbe alcun senso. Il docente Unical ed esperto economista è, da par suo, pragmatico come tutti i suoi colleghi: “qui c’è un dissesto messo sotto la polvere”. E che tradotto significa semplicemente: “o si fa ricorso al fondo di riequilibrio o si cade nel dissesto. Lo scopo – ha spiegato ancora Iorio - è quello di garantire la possibilità di gestire gli obblighi più urgenti (per esempio il pagamento degli stipendi) e di evitare che il Comune sia costretto, appunto, a dichiarare il dissesto”. Evitare, dunque, il baratro ad ogni costo è la parola d’ordine che l’amministrazione, accompagnata pure dalla minoranza, deve interiorizzare sin da subito. L’iter da seguire, tra le altre cose, non è nemmeno così complicato come qualcuno tra i banchi dell’aula pensava, perché sarà sufficente presentare la delibera di ricorso in modo da avere – soprattutto per calmare in prima istanza il proiettile in canna della Corte –in mano la sospensione dei provvedimenti di dissesto e dare così il via alla richiesta di adesione. Da quel momento, D’Agostino, giunta e consiglio bipartisan avranno tempo sessanta giorni per presentare un piano di rientro - “serio e affidabile” – su più fronti e sottoposto, con apposite relazioni, alla stretta vigilanza semestrale della Corte. Nello specifico, il professore, non ha, per così dire, decretato ipso facto la morte finanziaria dell’ente, definendola infatti “ai limiti”, ma ha comunque intimato gli amministratori e la minoranza a prendere seriamente la questione e assumere delle “promesse praticabili” che tengano conto di diversi fattori quali ad esempio la “non dilatazione degli impegni nel quinquennio che verrà”. In pratica, Iorio ha da subito messo le cose in chiaro, spiegando ai presenti l’importanza di uno strumento come quello del fondo di riequilibrio, diverso da altri classici meccanismi di risanamento, quali appunto il dissesto e il dissesto guidato. Non basterebbero più, dunque, le solite garanzie di facciata nei confronti della magistratura contabile, storicamente simili a delle acrobazie aritmetiche e meno avvezze a certezze di entrata, come ad esempio la messa in vendita di beni patrimoniali, proprio perché se c’è qualcosa che adesso dev’essere fatto è quella - ad oggi - mancanza di liquidità corrente (e immediata), indispensabile per riequilibrare quei famosi residui passivi o per, ancora, riconoscere i debiti. Non si possono più, dunque, trascinare dietro eredità scomode, forse vera panacea di tutti i mali della pubblica amministrazione. E i conti passati, presenti e futuri devono essere saldati. Per ripartire vergini e magari più accorti di prima. Soprattutto per una questione di onestà nei confronti dei cittadini, veri risanatori degli errori commessi dai loro rappresentanti. Non a caso, quegli stimati 240 euro ad personam previsti dal fondo dovranno naturalmente essere restituiti, se non con gli interessi, almeno con una gradualità costante. Ciò implicherà, purtroppo, un aumento al massimo delle imposte comunali per un tot di non specificato di anni. Ma tant’è e i nodi, prima o poi, arrivano sempre al pettine.

Angelo De Luca 

venerdì 11 gennaio 2013

Lo strano caso di Parghelia: dietro le dimissioni degli amministratori l'ombra della Commissione d'accesso

Dimissioni improvvise. Spiegazioni improbabili, contraddittorie. Un copione scritto male, con un sottotesto poco chiaro. Il "caso Parghelia" è scoppiato ieri, quando il sindaco Maria Brosio ha rassegnato le dimissioni insieme ai consiglieri comunali di maggioranza. Alla base della decisione, secondo quanto dichiarato dalla Brosio, ci sarebbe un articolo di stampa in cui si faceva riferimento ad un componente della giunta comunale che avrebbe subito delle pressioni nell'esercizio del suo mandato. L'articolo in questione è stato scritto da Giuseppe Baglivo sulla Gazzetta del Sud, e il copione scritto male lo vorrebbe "colpevole" della caduta dell'amministrazione comunale.
Un film già visto: è difficile non pensare che si tratti solo di un pretesto, di una scusa, di una motivazione raffazzonata per nascondere la verità all'opinione pubblica e tentare di scaricare colpe inesistenti sul solito giornalista che, in questo caso, è solo colpevole di fare bene il suo lavoro.
Nell'articolo di Baglivo era riportato il contenuto dell'ordinanza del gip distrettuale che il 19 dicembre scorso ha portato a diversi arresti tra gli uomini del clan La Rosa di Tropea. Operazione "Peter Pan". Richiamando gli atti dell'inchiesta, veniva data notizia di presunti condizionamenti nell'assegnazione di appalti del Comune di Parghelia, con la presunta contropartita in sostegno elettorale da parte di un soggetto noto alle forze dell'ordine. Ecco, qui il copione diventa più credibile, ma si ripiomba subito nel surreale con le dichiarazioni del sindaco: "Sono notizie che gettano un'ombra sul nostro operato che è sempre stato improntato alla massima trasparenza e legalità. Considerato che non desideriamo che il nostro operato venga sminuito da veleni e sospetti che possono altresì danneggiare la comunità di Parghelia, composta per la maggiorparte da gente onesta e laboriosa, abbiamo deciso di rassegnare le dimissioni".
Il sindaco era stato più volte oggetto di intimidazioni anche gravi. Per come la mette adesso l'amministrazione dimissionaria, quindi, si dovrebbe dedurre che la politica abbia ceduto alle pressioni, che si sia arresa, invece di combattere il malaffare. Il che già sarebbe grave, ma forse meno grave della verità. Gli amministratori si dicono sereni e tranquilli, certi della bontà e legittimità del loro operato, ed è proprio qui che dal copione viene fuori il sottotesto: queste dichiarazioni di serenità arrivano sempre più puntuali, in Calabria e ancor più nel Vibonese, quando gli amministratori vedono avvicinarsi ai palazzi municipali le ombre degli investigatori di Procure e Prefetture. Ed anche in questo caso, si può starne certi, è così. Il sindaco di Parghelia, evidentemente, ha avuto buonissimi motivi per credere che dopo l'inchiesta "Peter Pan" la Prefettura avrebbe inviato a Parghelia la Commissione d'accesso agli atti, noto prologo per un probabile scioglimento per mafia. Così ha provato a fare gol da centrocampo all'ultimo minuto: dimissioni in blocco e tentativo di scaricare la colpa sulla stampa. Un copione scritto male per un film già visto, che ormai viene riproposto ciclicamente ai cittadini vibonesi. E non c'è mai un lieto fine.

Sergio Pelaia 

giovedì 10 gennaio 2013

Bufera al Comune di Parghelia Sindaco e maggioranza si dimettono

Marialuisa Brosio annuncia la fine della sua esperienza amministrativa dopo che è trapelata la notizia che un componente della giunta avrebbe subito delle pressioni: «Non vogliamo ombre». Di recente il primo cittadino è stato vittima di intimidazioni e il Municipio è stato danneggiato da una bomba

Bufera al Comune di Parghelia
Sindaco e maggioranza si dimettono 
PARGHELIA (VV) - Il Comune di Parghelia è nella tempesta e per l'amministrazione guidata da Marialuisa Brosio sembrano arrivati i titoli di coda. E' lo stesso sindaco a renderlo noto, in un comunicato nel quale riferisce di aver dato insieme ai consiglieri di maggioranza, ad eccezione del consigliere Diego Stacciuoli assente per motivi di lavoro le dimissioni  dal proprio incarico. Tale decisione, «sofferta ed assunta all’unanimità», segue la notizia, riferita dal sindaco, secondo la quale «un componente della Giunta che avrebbe subito alcune pressioni nell’esercizio del suo mandato. Notizie - continua Brosio - che gettano un’ombra sul nostro operato che è sempre stato impostato alla massima trasparenza e legalità».
«Considerato - aggiunge il sindaco - che non desideriamo che il nostro operato venga sminuito da veleni e sospetti che possono altresì danneggiare la comunità di Parghelia, composta per la maggior parte da gente onesta e laboriosa, abbiamo deciso di rassegnare le dimissioni, che abbiamo già depositato presso la Casa comunale. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato svolto nella massima legalità e trasparenza e ciò è facilmente verificabile dagli atti. Siamo sereni e tranquilli per il nostro operato e per come abbiamo amministrato, sempre nell’interesse della comunità; ai cittadini che ci hanno dato fiducia ribadiamo la nostra lealtà».
Maria Brosio, che di recente è stata vittima di intimidazioni, seguite tra l'altro alla bomba fatta esplodere al municipio, dichiara anche di ritenersi «serena» e di confidare «nel giudizio e nel buon senso dei cittadini e delle istituzioni».